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Diritto di crescere IN Famiglia – Difendersi dalla Filiera Psichiatrica

Progetto SCRITTO e PARTECIPATO

Questo è il terzo articolo di una guida (presto disponibile anche sul gruppo Facebook Io sto con i bambini strappati) ed è tratto dall’esperienza diretta con i casi.

Per una comprensione completa della Filiera Psichiatrica, si consiglia di leggere il libro “La Filiera Psichiatrica in Italia da Basaglia a Bibbiano e fino al tempo del Coronavirus” di Vincenza Palmieri.

Progetto SCRITTO e PARTECIPATO

per prevenire l’allontanamento e garantire il diritto del bambino di crescere ed essere educato nella propria famiglia

Il diritto del bambino di crescere ed essere educato nella propria famiglia è previsto dalla Legge italiana e dalle Convenzioni Internazionali sui diritti dei fanciulli.

Purtroppo in Italia spesso questo principio non viene rispettato a causa del business coinvolto (prudenzialmente circa 6 miliardi di fatturato per i soggetti privati che si occupano di tutela minorile), delle persone occupate (circa 100.000 posti di lavoro nel settore), delle collusioni con la politica (voto di scambio tra cooperative private e politici che assegnano loro i bandi che, sebbene non siano di rilevanza penale o difficilmente dimostrabili dal punto di vista penale, sono intuibili anche dalla “incapacità” delle politica di porre un freno a questo scandalo), dell’ideologia imperante (per decine di anni i Guru della Filiera Psichiatrica hanno scorrazzato in lungo e in largo per l’Italia “formando” moltissimi professionisti della tutela minorile).

Se facciamo una ricerca su Internet difficilmente troveremo dei documenti su come creare un progetto scritto e partecipato. Ce ne sono invece molti per gestire l’affido, cioè per togliere i bambini alle famiglie; di difficile comprensione come un tale progetto possa essere “partecipato” dalla famiglia a cui viene strappato il figlio.

Tra i pochi progetti di questo tipo che conosciamo ci sono il Protocollo di Intesa per la prevenzione degli allontanamenti dei bambini dalle loro famiglie tra INPEF e MUNICIPIO ROMA 2 “Aiutare le Famiglie a casa loro” e il Progetto Educativo Familiare (PEF) stabilito dalla Legge Allontanamento Zero nella Regione Piemonte.

Sebbene non ci pare che abbia sortito un cambiamento di rilievo, segnaliamo anche il Programma P.I.P.P.I. (Programma di Intervento per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione) risultato di una collaborazione tra Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Laboratorio di Ricerca e Intervento in Educazione Familiare dell’Università di Padova. Il Programma è in vigore dal 2010 e dal 2017 coinvolge 17 Regioni, 1 Provincia Autonoma e 56 Ambiti Territoriali con un investimento di 3,6 milioni di euro.

Non sembra proprio che, a dispetto del principio ispiratore della Legge secondo cui un bambino ha il diritto di crescere ed essere educato nella propria famiglia, l’investimento statale, sia economico sia formativo, nella prevenzione degli allontanamenti sia adeguato. Del resto abbiamo capito quale sia l’intenzione di molti.

Quindi l’attuazione del Progetto SCRITTO e PARTECIPATO è una grande criticità nel sistema attuale.

Personalmente non mi è mai capitato di vedere un progetto scritto e partecipato (controfirmato anche dalla famiglia) per garantire il diritto del bambino di crescere nella sua famiglia, o perlomeno con nonni o con i parenti. Per ignoranza o persino malafede, non si realizzano dei progetti di prevenzione. Pochissime volte viene redatto per iscritto e rarissimamente viene condiviso con la famiglia. A me non è mai successo di vedere uno.

Quindi, come si possono difendere le famiglie?

Sebbene non sia promossa o sia messa in pratica raramente la necessità della stesura di un Progetto è nota a qualsiasi professionista, operatore o assistente sociale. Perciò, non possono sottrarsi alla richiesta di un Progetto SCRITTO e PARTECIPATO per prevenire l’allontanamento e garantire il diritto del bambino di crescere ed essere educato nella propria famiglia. È perfettamente in linea con la Legge e i principi standard della tutela minorile. Probabilmente cercheranno di svicolare o di sottrarsi. Dovrete solo insistere con gentilezza e perseveranza senza lasciarvi fuorviare.

Il progetto, oltre alla descrizione dettagliata delle azioni e misure per risolvere le criticità familiari, dovrebbe contenere espressamente lo scopo di mantenere il bambino(i) in seno alla famiglia mentre si risolvono tali difficoltà. Fateglielo scrivere. Poi se alla fine siete d’accordo con il Progetto, firmatelo e fatelo firmare anche a loro. Tenetevi un originale firmato.

Un piccolo corollario: una volta firmato dovete fare le azioni scritte nel documento. Se non lo fate vi mettete dalla parte del torto e darete loro una carta in più per strapparvi i figli. Per questo quello che dovrete fare deve essere chiaro e dovrete insistere affinché lo sia.

Anche se riuscite a ottenere questo progetto scritto (e non è una cosa scontata dato che dovrete lottare molto per averlo) la guerra non è finita. È una piccola, grande vittoria nella tutela dei vostri figli.

Per inciso, parliamo di guerra perché purtroppo la gran parte dei servizi che si occupano di tutela minori è influenzata dai fattori di cui al secondo paragrafo. Sebbene la maggioranza degli operatori siano persone per bene che vogliono aiutare, la piccola cricca che controlla il sistema (privatizzato) è molto potente e non tollera di perdere un “cliente”; quindi esercita una forte pressione sui singoli operatori (in particolare la paura del licenziamento). Inoltre non va dimenticato l’aspetto ideologico che pervade il settore. Forse non ne sono consapevoli, ma molti sono stati manipolati da ore e ore di “formazione” da parte dei Guru della Filiera Psichiatrica e quindi sono convinti, più o meno consciamente, di fare il bene del bambino strappandolo alla famiglia “disfunzionale per farla cooperare” (come sono stati addestrati a credere).

Questo è il principale motivo per cui le persone e le famiglie normali non comprendono gli operatori della tutela minorile e credono che abbiano delle tare mentali. Molti di questi operatori hanno subito un “lavaggio del cervello”. Non dovete dirglielo, ma dovreste esserne consapevoli per non reagire alle loro insinuazioni e osservazioni malevole, forse involontarie. Spesso la vostra reazione naturale di fronte a tanta cattiveria (o stupidità) viene usata contro di voi per strapparvi i figli. Non cascateci.

La loro prossima mossa per strapparvi i figli sarà quella di mandarvi ad un centro o professionista per la “valutazione psicosociale”, oppure la faranno loro direttamente. Poiché, anche se lavorano con soldi statali o comunali, sono quasi tutti privati (compresi i servizi territoriali) hanno interesse a mantenere il “cliente” nel sistema. Quindi alla fine vi potreste ritrovare con delle relazioni negative: il problema delle relazioni false o peggiorative è diffuso in tutta Italia, non solo a Bibbiano. Con queste relazioni in mano andranno in Tribunale per farvi strappare i figli. Non importa quanto sia bravo il vostro avvocato, con delle relazioni negative la probabilità di perdere i figli è elevatissima.

Come ci si difende?

Se avete le possibilità finanziarie cercatevi un centro o un professionista pagato da voi che faccia questa valutazione. Alla fine vi costerà molto meno che pagare gli avvocati e i periti. Anche se non è scontato (dovrete valutare bene a chi vi affidate) le possibilità di perdere i figli diminuiscono notevolmente con un professionista pagato da voi perché non dovrebbe essere interessato a farvi strappare i figli. Se i servizi vogliono fare loro stessi la valutazione, affiancateli con il vostro centro o professionista. Cercheranno di impedirlo ma non lo possono fare e se insistete lo dovranno accettare.

Loro cercheranno di dirvi che dovete andare dal centro scelto da loro perché è “approvato dal Tribunale”. Ma questo non è vero ed è in contrasto con la Costituzione che garantisce la libertà di scelta terapeutica. Inoltre è illegale per un Tribunale fungere da agente di commercio di un determinato centro. Anche i servizi territoriali non dovrebbero promuovere un centro privato. È possibile che il centro o professionista scelto da loro faccia parte del sistema ed è molto probabile che alla fine la relazione sia negativa.

Purtroppo, in maggiore o minor misura, tutti hanno interesse a mantenere il “cliente” nel sistema.

Se invece non avete la possibilità almeno cercatevi voi il centro o professionista che vi farà la valutazione. Fate una ricerca e cercatene uno che potrebbe essere migliore, meglio se in un altro distretto.

Purtroppo è una triste realtà, se non avete possibilità economiche siete nelle loro mani.

Dovrete fare tutto il possibile per non dar loro dei motivi per strapparvi i figli, anche se a volte se li inventano di sana pianta.

Ci sono dei sistemi per difendersi che hanno una funzionalità limitata e tratteremo nelle prossime puntate. Tuttavia, senza un consulente (precisiamo che non è un avvocato, è un consulente) che vi sostenga sarà molto più difficile.

Approfondimenti:

Manuale di pedagogia familiare – contiene il Protocollo d’Intesa “Aiutare le famiglie a casa loro” | Armando Editore

Arianna Banca Dati Normativa – Legge Allontanamento Zero (Art. 2) | cr.piemonte.it

Il Programma P.I.P.P.I. | Minori.it – Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza